Pochi cittadini dell’Unione europea – e, in modo allarmante, troppi funzionari a Bruxelles – hanno mai sentito parlare di Starcom Holding AD o della straordinaria vicenda del suo azionista di maggioranza, l’investitore bulgaro Assen Christov. Eppure questo singolo caso mette a nudo un sistema giudiziario e regolatorio della Repubblica di San Marino incompatibile con gli standard richiesti per partecipare al mercato unico dell’Unione europea.

San Marino sostiene con orgoglio di aver modernizzato le proprie leggi e i propri tribunali per soddisfare i requisiti dell’Unione. L’affaire Starcom dimostra che tale affermazione è vuota. Il caso rivela fallimenti sistemici che rischiano di importare arbitrarietà, vulnerabilità al riciclaggio di denaro e vera e propria repressione nel cuore del progetto europeo. Un’associazione senza cambiamenti fondamentali non è una semplice formalità tecnica: è una minaccia allo Stato di diritto e all’integrità del mercato unico.

Un sistema giudiziario che abolisce l’imparzialità

A San Marino i ruoli di giudice, pubblico ministero e investigatore sono abitualmente concentrati nella stessa persona. Non esiste un controllo d’appello significativo. I reclami dell’investitore bulgaro vengono esaminati dagli stessi giudici-investigatori che hanno avviato l’indagine ed emesso i provvedimenti originari.

I magistrati operano con competenze doppie – o triple. Nelle fasi iniziali agiscono come giudici istruttori, raccogliendo prove e dirigendo l’inchiesta. Nel caso BSM/Starcom, i giudici Battaglino e Santoni hanno avviato l’indagine dopo un contatto con l’Agenzia di Informazione Finanziaria (FIA) di San Marino. Successivamente hanno presieduto il procedimento contro Assen Christov, il membro del consiglio di amministrazione di ECF Andrea Delvecchio e sua moglie Marina Manduchi. Gli stessi giudici hanno emesso i mandati che hanno portato all’arresto della coppia Delvecchio.

Il 7 novembre il direttore della FIA, Nicola Muccioli – che presiede anche il Comitato MONEYVAL del Consiglio d’Europa – ha presentato un rapporto agli stessi giudici. Il documento è disseminato di pregiudizi, numerose inesattezze, fonti non verificate e affermazioni dimostrabilmente false. Sembra più una narrazione costruita a tavolino che una valutazione professionale. Qualsiasi tribunale dell’Unione che si rispetti lo respingerebbe immediatamente. A San Marino, apparentemente, è stato accettato senza alcuna obiezione.

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Ritorsione mascherata da giustizia

Dopo una conferenza stampa al Brussels Press Club il 5 febbraio, che aveva evidenziato il trattenimento illecito di fondi, il capo dei tribunali di San Marino, Giovanni Canzio, ha rilasciato una dichiarazione pubblica straordinaria. I giudici Santoni e Battaglino hanno prontamente formulato nuove accuse, molto più gravi, contro i Delvecchio e altri soggetti per “attentato all’integrità territoriale e all’eterna libertà della Repubblica di San Marino” e per aver minato “la libertà delle autorità pubbliche”.

Le accuse si fondavano sull’articolo 324 del Codice penale sammarinese – una disposizione copiata quasi letteralmente dall’articolo 241 del Codice penale italiano del 1930 voluto da Mussolini e introdotta a San Marino durante l’epoca fascista. Il suo scopo esplicito era la persecuzione degli oppositori politici. L’Italia ha riformato da tempo quella norma. San Marino no.

La coppia è stata nuovamente incarcerata. Solo nel febbraio 2026 un giudice d’appello ha infine annullato tutti i mandati e le accuse, criticando esplicitamente l’uso di legislazione di epoca fascista. Il danno, tuttavia, era già stato fatto.

La violazione dell’Accordo di protezione degli investimenti con la Bulgaria

San Marino viola chiaramente il trattato bilaterale sugli investimenti del 2007 con la Bulgaria. Invece di condurre una valutazione di vigilanza in buona fede, le sue istituzioni hanno permesso che insinuazioni mediatiche e sospetti infondati prevalessero su prove concrete. Entro la metà del 2025 la transazione è stata interrotta senza base giuridica attraverso il rifiuto dell’autorizzazione e una serie di misure coercitive.

La valutazione della FIA non può essere definita oggettiva. Il direttore Muccioli ha alimentato una narrazione politicamente carica invece di verificare i fatti fondamentali con le autorità tedesche. Le affermazioni secondo cui Starcom avrebbe posseduto Varengold sono infondate. I riferimenti a una leggerezza giovanile risalente a decenni prima, relativa a una società nella quale Muccioli aveva ricoperto il ruolo di direttore, sollevano seri interrogativi sulla sua obiettività e sulla provenienza delle sue informazioni.

Ancora peggio, funzionari della BSM hanno richiesto a Starcom di presentare molteplici richieste di trasferimento – per poi segnalare quegli stessi trasferimenti alla FIA come “sospetti”. Tutto ciò ha le caratteristiche di una trappola. La definizione da parte di Muccioli dei tentativi legittimi dell’investitore di ritirare fondi come una “frenesia” non è un’analisi: è costruzione narrativa.

Doppi standard che sfidano la logica

Le autorità applicano regole completamente diverse a denaro proveniente dalla medesima fonte. Hanno sequestrato fondi depositati da Starcom su un conto presso Banca di San Marino – che avevano superato tutti i controlli antiriciclaggio – e non hanno intrapreso alcuna azione riguardo ai fondi versati a Ente Cassa di Faetano (ECF), provenienti da Starcom attraverso le stesse banche.

Grave violazione dei diritti fondamentali

L’intera persecuzione giudiziaria è degenerata immediatamente dopo – ed è stata apertamente giustificata da – la decisione degli investitori di rendere pubblica la vicenda a Bruxelles. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: esercita il tuo diritto alla libertà di espressione e subirai tutto il peso dello Stato sammarinese. Questa non è giustizia. È intimidazione.

La leadership di San Marino contempla apertamente l’uso di queste draconiane leggi di epoca fascista contro cittadini dell’Unione e media con sede nell’Unione. I due giudici istruttori si sono mostrati perfettamente disponibili a seguire questa linea.

Il quadro generale: un rischio che l’Europa non può permettersi

San Marino insiste nell’affermare di aver allineato il proprio sistema agli standard europei. Il caso Starcom dimostra esattamente il contrario, con brutale chiarezza. Un paese che utilizza ancora norme dell’epoca mussoliniana, concentra il potere giudiziario in singoli individui, si vendica dei critici e applica standard finanziari selettivi non può essere considerato affidabile per avere accesso senza restrizioni al mercato unico dell’Unione.

Se uno Stato membro non gradito alla Commissione si comportasse in questo modo, le critiche sarebbero assordanti. Il relativo silenzio che circonda San Marino solleva interrogativi scomodi.

L’integrità del mercato unico – e la lotta al riciclaggio di denaro – non possono essere sacrificate per convenienza diplomatica. La Bulgaria ha giustamente rifiutato di archiviare il caso. Ora spetta alla Commissione condurre una revisione onesta e approfondita del caso Banca di San Marino e di ciò che esso rivela sull’architettura giuridica e finanziaria sammarinese. L’affaire Starcom non è una disputa isolata: è un avvertimento.

Finché San Marino non dimostrerà riforme autentiche e verificabili – separazione dei ruoli giudiziari, abrogazione dei residui normativi fascisti, regolamentazione trasparente e non discriminatoria e rispetto dei diritti fondamentali – qualsiasi accordo di associazione dovrebbe essere fermamente sospeso. L’Unione europea non può permettersi di importare proprio quei fallimenti di governance che è stata creata per superare.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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